Un’occasione bagnata – Enzo Susini

Un'occasione bagnata
di Enzo Susini

Era prevedibile. Nell’idea di regalarle quei biglietti c’erano pro e contro. Tra quest’ultimi, il rischio di passare in secondo piano appena iniziato il concerto. Ma d’altra parte non potevo vincere sfidando il Boss. Se lo scopo era quello di mantenere la sua attenzione su di me durante tutta la serata, dovevo portarla a vedere Povia. E non mi pareva proprio il caso. Tra i pro invece c’è stata la sua reazione quando li ha visti. “NON CI CREDO!!!” il suo urlo. Seguito da un bacio. Ovviamente appena accennato anche perché eravamo pur sempre a lavoro. Ma quel leggero contatto con la sua bocca è bastato. Per farmi volare. Per rivederlo da allora in un continuo flashback. Sarà perché è rimasto l’unico. Almeno fino ad oggi. Perché in fondo, almeno a me stesso posso dirlo, questo concerto spero possa regalarmi un bis. Magari anche qualcosina di più di un brevissimo sfiorarsi di labbra. Sto sognando, lo so. Ci pensa la pioggia a svegliarmi. Insistente e penetrante, mi ha ridotto ‘un concio’ per dirla alla fiorentina. Non solo me, ma tutti quelli presenti al Franchi. Nessuno però si è mosso. La magia del suono e della voce di Bruce ha tenuto tutti al proprio posto. Quasi come se questa condizione rendesse ancora più affascinante l’esserci. Sicuramente è così per lei. Adesso ancora di più, dato che è persa nelle note della sua canzone preferita. Canta “…and into the river we’d dive…oh down to the river we did ride…” con tutta la dolcezza possibile. Oddio proprio intonatissima non è. ‘Me ne farò un ragione’ mi dico. La osservo mentre lei guarda rapita il suo idolo. Ha gli occhi a cuore che vorrei avesse per me. Penso alle volte che le ho offerto un caffè ma soprattutto ho cercato di attaccare bottone. Giornate in cui molto spesso mi ha descritto la sua passione per Springsteen. “Il Boss è l’unico che sa far ballare, pensare ed amare contemporaneamente”. Mi accorgo di cosa volesse dire con questa frase quando parte “Born in the USA”. Passa dalla voce dolce ad un vero e proprio urlo a salutare l’inizio della canzone. Non solo. Per tutto il pezzo accompagna Bruce cantando a squarciagola. Salta e si sbraccia, senza interruzioni. Cerco di tenere il suo ritmo, ma fatico. Forse perché sono molto più interessato ad altro: a lei. Osservo i suoi lunghissimi e bagnatissimi capelli rossi che, nonostante il diluvio, non hanno perso un briciolo di fascino. Così come il suo sorriso che anche se un po’ stanco non smette di brillare. Scendo con lo sguardo. ‘Cazzo che fisico che ha’ penso mentre ammiro i jeans tagliati ad altezza ginocchio e soprattutto la sua maglietta. Attillata e corta con il viso del Boss stampato su. Bianca ma soprattutto bagnata. Molto. Così tanto da rendere inutile ogni ulteriore fantasia. Questa pioggia contro cui all’inizio ho imprecato, adesso è complice nel suo venir giù. Ritmo incessante. Tic. Tic. Tic. TicTic. Aumenta. TICTICTIC. Grandina. TICTICTICTICTIC. Il boss non rallenta. La pioggia nemmeno. Lei neanche. Anche “Born to Run” è stata vissuta alla stessa maniera, mettendo a rischio il mio fisico per niente sportivo. ‘Ora servirebbe una ballata’ mi dico. Un lento per riprendere fiato. Bruce forse legge nei miei pensieri ed esaudisce i miei desideri. Ci rilassiamo. Cantiamo vicini, ci sfioriamo. Ed entrambi abbiamo la pelle d’oca. Non credo sia la pioggia. Almeno non lo è per me. E’ stato il solo sfiorarla che ha acceso desideri e passioni. Per lei credo invece che più banalmente sia l’atmosfera che, con questo ritmo meno rock, sta diventando quasi romantica. “Hungry heart” accompagna con la pioggia una sorta di ballo generale. Anche noi due ci abbracciamo. “…ain’t nobody like to be alone, everybody’s got a hungry heart…”. Sembra un’esortazione verso di me. Della serie ‘provaci coglione, quando ti ricapita un’occasione del genere?’. E’ vero. Mi faccio coraggio. Mi avvicino di più. Sento la sua pelle bagnata sotto la t-shirt fradicia. Io invece vado a fuoco. Di desiderio, di voglia, di passione. Provo a stringerla prendendola dai fianchi appena scoperti. La tiro a me. Porto il mio volto vicino al suo. Emozionato cerco il suo sguardo. I suoi occhi. Intensi. Si trasformano. Da cuori a picche. “Non mi pare il caso……sei anche tutto bagnato”. Buio fitto. I lampi non sono sufficienti a rischiarare la scena. Il nero delle nuvole ha la meglio. E cala su di me come su un pugile che vola al tappeto per un gancio al mento. La mia mente ripete le sue parole “…sei anche tutto bagnato…”. Già, “…anche…”. Scusami tanto eh. Perdonami se son ore che son sotto questo diluvio di merda, per il tuo concerto…….di merda. “Bagnato? Oh dove? Mi si sarà rovesciata un po’ di birra forse…” le rispondo nel tono più gelido possibile. Mi guarda stranita. “Sai..….senza alcool alcuni pezzi proprio non si reggono” ci metto il carico ed il suo sguardo cambia di nuovo e diventa fiammeggiante. Ma sai cara, se siamo a dire cazzate, sono più bravo di te.

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